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Istituto di Scienze
e Tecnologie della Cognizione, CNR, Roma
Iconicità
e Trasparenza nelle lingue dei segni: la comprensione dei segni “stranieri”
da parte di sordi e udenti.
Abstract:
Questa conferenza riguarda le lingue dei segni, lingue naturali
sviluppate dalle comunità dei sordi nel corso dei secoli in tutto il
mondo. Le ricerche condotte negli ultimi 40 anni hanno dimostrato che le lingue
dei segni possiedono molte strutture e funzioni linguistiche simili a quelle
delle lingue vocali anche se sono indipendenti dalle lingue parlate nella stessa
area geografica. Le strutture linguistiche di varie lingue dei segni europee
a livello sublessicale , morfologico, sintattico e di discorso, sono state già
ampiamente descritte. Sin dalle primissime ricerche sulle lingue dei segni,
i ricercatori sono stati affascinati dal fatto che, in molti casi, le forme
dei segni somigliavano o, in un certo senso, portavano alla mente le forme degli
oggetti, azioni od eventi che rappresentavano. Quindi c’è una relazione
iconica di somiglianza tra il segno ed il suo referente. Una importante conseguenza
della iconicità dei segni è che persino un udente che non abbia
familiarità con alcuna lingua dei segni può, più o meno
appropriatamente “leggere” o “indovinare” il significato
di un segno o può almeno trovare una connessione tra il segno e l’oggetto,
evento od azione che quel segno rappresenta. Come osservato diversi anni fa
da Klima e Bellugi (1979) le caratteristiche iconiche (e quindi la trasparenza
del significato) dei segni dell’American Sign Language (ASL) sono più
evidenti quando vengono visti dei segni singoli al di fuori di un contesto.
Quando, invece, i segni sono visti all’interno del fluire di una conversazione
in lingua dei segni , un osservatore ingenuo non riesce a cogliere, con la stessa
facilità, il significato corretto. Una prima ricerca sulla comprensione
delle lingue dei segni “straniere” da parte di sordi e udenti triestini
è stata condotta già diversi anni fa utilizzando una stessa storia
raccontata da segnanti di diversi paesi (Corazza e Volterra, 1988).
Più recentemente, è stata condotta una ricerca in collaborazione
con Penny Boyes Braem ed Elena Pizzuto (Braem, 1998; Braem, Pizzuto & Volterra,
2002; Pizzuto & Volterra, 2000) sui dati di un progetto europeo nel quale
veniva chiesto a partecipanti sordi ed udenti di sei diverse nazioni europee
(Inghilterra, Olanda, Danimarca, Svizzera, Portogallo e Spagna) di indovinare
il significato di 40 segni della Lingua Italiana dei Segni (LIS), una lingua
che i partecipanti all’esperimento non conoscevano. Tra i 40 segni , presentati
tramite un videoregistratore, 20 erano stati considerati come altamente “trasparenti”
e 20 erano stati considerati come non trasparenti od opachi in una precedente
ricerca condotta da Grosso nel 1997 su udenti italiani che non conoscevano la
LIS.
I risultati hanno mostrato che una parte di questi segni della LIS (che l’ipotesi
di partenza considerava comprensibili da persone appartenenti ad altre culture
ed altre lingue) sono stati compresi allo stesso modo dalla maggior parte dei
partecipanti europei sia sordi sia udenti.
Questi dati confermano ed estendono i risultati di studi precedenti e mostrano
che i segni possiedono alcune caratteristiche di iconicità e di trasparenza
che sono indipendenti dalla lingua e dalla cultura e che possono essere percepite
allo stesso modo sia da parlanti, sia da segnanti. Inoltre è stato riscontrato
che i segnanti sordi europei erano più abili, rispetto a tutti gli altri
partecipanti udenti, anche italiani, nel comprendere i segni iconici ed anche
quelli non iconici della LIS. Questi dati indicano l’esistenza di potenziali
universali che attraversano le lingue dei segni e suggeriscono una possibile
gerarchia di tipologie di significati usata nell’interpretazione di un
segno. Al vertice della gerarchia si collocano i gesti simbolici compresi in
maniera universale i cui significati sono interpretati direttamente a partire
da referenti visivamente presenti o significati che possono essere mostrati
con espressioni pantomimiche. Più in basso nella gerarchia ci sono i
significati che comportano un qualche tipo di associazione metonimica, spesso
caratteristica di una cultura particolare.
Iconicity
and Transparency in Sign Languages: The Interpretation of “foreign”
Signs by Deaf and Hearing.
Abstract:
This lecture focuses on Signed languages, the natural languages,
which have developed over centuries in deaf communities throughout the world.
Research conducted over the past 40 years has shown that while signed languages
have a linguistic structure that is independent of the spoken language used
in the same area, they share many of the underlying linguistic functions and
structures of spoken languages. . Linguistic structures of different European
Sign languages at the sublexical, morphological, syntactic and discourse levels
have been exstensively described.
Since the beginning of research on sign languages, researchers have been intrigued
by the fact that, in many cases, the forms of the signs resemble or bring to
mind in some manner the forms of the object, action or event they denote. There
is thus an iconic relationship of resemblance between the sign and its referent.
One important consequence of iconicity in signs is that even naive, hearing
observers who are not familiar with a particular sign language may more or less
appropriately “read” or “guess” the meaning of a sign,
or at least see some connection between the sign and the object, event or action
it stands for. As Klima & Bellugi (1979) remarked several years ago with
respect to American Sign Language (ASL), these iconic features of signs (and
the related transparency of sign meaning) are most apparent when individual
signs are seen out of context. When, on the contrary, the signs are seen within
the flow of any sign language conversation among signers, a naive observer cannot
easily guess the signs’ meaning.
In the present talk I will present and discuss a study conducted in collaboration
with Penny Boyes Braem and Elena Pizzuto(Braem, 1998;Braem, Pizzuto & Volterra;
2002, Pizzuto& Volterra, 2000) based on data from a European project in
which hearing and Deaf participants of six European countries (England, Holland,
Denmark, Switzerland, Portugal, Spain) were asked to guess the meaning of 40
videotaped signs from Italian Sign Language (LIS), a sign language they did
not know. The meanings of 20 of these LIS signs were highly 'transparent' and
20 were non-transparent or 'opaque' for hearing Italian naive observers (Grosso,
1997).
Results showed that a subset of LIS signs hypothesized to be comprehensible
across languages and cultures were comprehended by the majority of our European
non-Italian participants, hearing and Deaf alike. These data confirm and extend
the results of previous studies, and indicate that there are some language-
and culture-free, presumably universal iconic-transparent features of signs
which may be perceived in the same manner by both speakers and signers. Furthermore,
we found that our European Deaf signers showed markedly greater skills, in comprehending
iconic and also putatively non-iconic LIS signs, compared with both the non-Italian
and Italian hearing participants. These data strongly suggest the existence
of potential universals across sign languages. and a possible hierarchy of meanings
types used in attributing meaning. Closer to the top of this hierarchy are more
universally understood symbolic gestures whose meanings are most directly interpreted
from visibly present referents or to meanings that can be shown by pantomimic
expression. More embedded in the hierarchy are meanings that involve some kind
of metonymic association and which are usually more culturally specific.
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